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“la follia degli onesti: per una causa giusta è giusto battersi, sempre…”

 

A Villa Castelli, Pietro sarà animatore di una vivace “gioventù socialista”, di matrice lombardiana, naturalmente in rotta di collisione con il ras locale del PSI, sempre sintonizzato sull’anima ministeriale di quel partito. Neppure la Parrocchia era riuscita a creare tanta aggregazione tra i giovani. Anzi, veniva costretta allo scomodo confronto su temi etici, come la libertà sessuale, oltre che religiosi: Perché non sono cristiano, di B. Russel, il testo più citato da Pietro e più imbarazzante per il povero parroco.

Il legame con il ceto bracciantile più consapevole, trincerato nella Camera del Lavoro e nel Partito Comunista ma incapace di egemonia sulla sinistra del paese, sarà stabilito nei primi anni settanta, nel corso di epiche lotte per il rinnovo per i "patti provinciali di lavoro". Pietro, ormai, era stabilmente approdato alla sinistra extraparlamentare, nel Circolo Lenin di Puglia. Rapporti per niente facili. C’era per un verso l’orgoglio dei braccianti di avere al proprio fianco un intellettuale, un “uomo di penna”, in grado di dar loro voce riscattandoli da anni di “esclusione” dalla vita cittadina; ma c’era anche una evidente diffidenza verso chi criticava il PCI, quello che era stato ed era ancora il “loro” partito, l’unica speranza di conquista di piena cittadinanza nell’Italia del boom economico.

Il rapporto si salderà definitivamente con la “svolta” della Bolognina (il PCI diventa PDS): i quadri storici  del PCI locale sceglieranno la strada che li porterà in Rifondazione Comunista.

Pietro si misurerà con la vita istituzionale del paese, assumendo anche incarichi amministrativi. Ma rompendo i soliti schemi che volevano la Giunta  un luogo separato di accordi e aggiustamenti tra i “maggiorenti” del paese.

Il Consiglio Comunale non solo come tribuna di denuncia, ma terminale di iniziative e battaglie per rendere i cittadini protagonisti della vita pubblica.